Guido Reni: l’armonia della forma

Discordie sulla bellezza

“Troppo naturale”, diceva Guido Reni del Caravaggio. E il Caravaggio, aggredendolo per le strade romane gli ringhiò un “levati di torno”. Lui e la sua “maniera leccata e tutta fantastica”.

Queste testimonianze riportate dagli storici sintetizzano la profonda distanza che separava la visione estetica dei due giganti della pittura italiana del XVII secolo.


L'”Aurora guida il carro di Apollo” l’affresco che Guido Reni dipinse tra il 1612 e il 1614 per il cardinale Scipione Borghese nel suo Casino nel palazzo di Montecavallo, ora chiamato palazzo Rospigliosi-Pallavini, a Roma

Bolognese, classe 1575, Guido Reni fu il pittore che meglio seppe condensare in sé le esperienze creative che, a partire dal Rinascimento e poi attraverso il Manierismo, dominarono per tutto il XVI secolo. Traducendole poi nel linguaggio del suo tempo, il Barocco.

La “Strage degli Innocenti”, tra le opere più note del pittore. E’ conservata nella Pinacoteca di Bologna.

Pose il suo talento al servizio della forma ideale, del concetto di bellezza pura, musicale, armoniosa. Raffaellesca, si potrebbe dire.

Atalanta e Ippomene

Sintesi che il Reni sviluppò nei primi decenni del ‘600 in antitesi, come dicevo, alla maniera caravaggesca, dell’assoluto naturale, della tenebrosa, tragica teatralità, trafitta da fasci di luce che, senza gerarchia alcuna, investono santi, madonne o la banalità di un oggetto.

Davide e Golia



Arte e Fede

Guido è l’artista che ha saputo celebrare la sacralità religiosa e il potere temporale della Chiesa.

L'”Annunciazione” si ispira chiaramente a quella dipinta da Ludovico Carracci, maestro del giovane Reni a Bologna. Tra i due artisti però, non mancarono duri contrasti.

L'”Annunciazione” dipinta da Ludovico Carracci, conservata a Bologna.



“L’Assunzione della Vergine”, Chiesa del Gesù, Genova

“La gloria formale del suo ideale di bellezza e il suo sentimento religioso, coincidono perfettamente.”

“San Michele Arcangelo”, dipinto per la chiesa romana di Santa Maria della Concezione

E’ forse questa la chiave di lettura per comprendere la sua arte: distaccata, trascendente. A volte glaciale. Algida infatti è la sua tavolozza, dalle tinte fredde, metalliche, irreali.

Una delle molte versioni del “San Sebastiano”. Questa è conservata a Genova

“Sansone vittorioso”, conservato nella Pinacoteca Nazionale di Bologna

Le gamme dei grigi, degli azzurri compongono forme di una bellezza estatica, intangibile, sublime. Spirituale, appunto.

“Il ratto di Elena”. L’opera si trovava originariamente a Palazzo Barberini a Roma. Venne poi venduta alla regina di Francia, Maria de’ Medici ed oggi il grande dipinto è conservato al Louvre.

La sua lunga attività di pittore si svolse in gran parte tra la natìa Bologna e Roma, città in cui raggunse fama e ricchezza.

“La toeletta di Venere”. Londra, The National Gallery

“La morte di Cleopatra”

“Davide con la testa di Golia”. Questa versione è conservata al Louvre di Parigi. Esiste una copia autografa con poche varianti, alla Galleria degli Uffizi di Firenze

Ebbe mecenati come papa Paolo V o il cardinale Scipione Borghese, le famiglie Spada e Barberini.

“David e Abigail”, Museo Nazionale di Budapest

Committenti esigenti (i quali spesso si scontrarono con il ruvido, talvolta irritabile carattere del maestro) che seppero ottenere dal genio emiliano, opere di straordinaria forza espressiva. Modelli di riferimento per le successive generazioni di artisti, non soltanto nel XVII secolo, ma anche nel secolo successivo.

“La Fortuna”, Galleria dell’Accademia di San Luca, Roma

Le opere tarde

 

Lucrezia

Nell’ultima fase della sua attività artistica, il tratto espressivo di Guido divenne essenziale. Il pittore si limitò ad abbozzare le figure delle sue opere con pennellate veloci e sommarie.

La Flagellazione di Cristo

I colori divennero spenti, talvolta del tutto assenti, dando spazio ad una drammatica monocromia. L’effetto finale raggiunse vette di forte coinvolgimento emotivo e di intensa, altissima poesia.

Fanciulla con una corona


 

 

 

 

 

 

 

 

Francesco D'Agosto Written by:

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